Super natura Il concetto di super natura nasce in me da riflessioni sul termine molto più classico e antico di natura e sulle sue evoluzioni. Con l’avvento delle tecnologie umane e con il loro impatto sull’ambiente si sono create problematiche che interessano la sfera ecologica, e il pianeta si trova oggi di fronte a problemi più complessi, come ad esempio l’equilibrio, molto difficile da ottenere, tra naturale e artificiale. Nel 1988 – avevo quarantun anni – in Sardegna, nei pressi di Cagliari, osservando un impianto di raffinazione del petrolio, e in particolare il processo prodotto nella torre del cracking catalitico (dove nel 1991 avrei realizzato la mia installazione Green Pyramid), cominciai a ragionare sulle origini delle materie e sulla loro trasformazione, il metem, ovvero la possibilità di modificare la struttura molecolare di un elemento per mutarlo in un altro o in infiniti altri. Pensai al modo di applicare questo concetto all’arte, come la scienza già da tempo faceva sviluppando teorie, concetti e sperimentazioni, costruendo giorno per giorno una realtà concreta e tangibile. Da sempre ero affascinato dalle materie plastiche, ne discutevo con amici e intellettuali; da ragazzo, nella casa di Maurizio Corgnati a Maglione, trasformata in salotto letterario e frequentata da artisti, poeti e scrittori quali Carlo Fruttero e Franco Lucentini, mi entusiasmavo alla possibilità di manipolarle e di plasmarle, vedevo in questi materiali il lungo percorso della natura che in milioni di anni aveva trasformato organismi vegetali, animali e umani in un magma ancestrale e misterioso, un magma che conteneva in sé tutto il vissuto del pianeta, un elemento che si formava nel ventre caldo della madre terra per sgorgare poi in superficie, pronto a produrre vita e progresso: il petrolio. Ma come tradurre tutto ciò in arte? Ecco la sfida che mi accingevo a cogliere: volevo coniugare tutte le energie dell’uomo che ero, alla poesia e alle emozioni del fanciullo che era ancora vivo in me; volevo creare opere che fossero lo specchio della contemporaneità, ma contenessero l’entusiasmo di quando da adolescente camminando nei prati invernali della montagna biellese, a Portula in Piemonte, il mio paese natio, scoprivo pozzanghere di acqua congelata, le lucidavo con le mani arrossate per vedere cosa era rimasto bloccato nel ghiaccio, e vi trovavo foglie e rametti, piccole pietre e bolle d’aria, una volta anche una fotografia strappata e una lucertola. Mi affascinava il fuoco del camino e la legna che bruciava, il calore che consumava tutto e scioglieva il ghiaccio. Le pozzanghere congelate erano per me opere d’arte create dalla natura; i sentieri, i prati e i torrenti erano il mio museo d’arte moderna e insieme di storia naturale. Fu dunque nel 1988 che, scoprendo e studiando la gigantesca raffineria in Sardegna, coniai il termine Cracking Art; con esso intendevo dare l’idea, anche se molto sintetica, di quello che in seguito divenne il fulcro della mia ricerca. In un primo tempo mi limitai a incollare oggetti in plastica che riproducevano la natura, vegetali e animali, su tele dipinte; poi nel 1990 realizzai i primi veri lavori completamente in plastica, che battezzai Genetic Fusion. Un anno più tardi, nel 1991, realizzai le prime opere con polimeri termoplastici trasparenti che evocavano le pozzanghere congelate: proprio quelle pozzanghere che mi avevano tanto affascinato e che avevano popolato i miei sogni di bambino; nacquero così i Frozen. Negli anni seguenti, e ancora oggi, continuai ad affinare le tecniche e a imparare, come in una febbrile ricerca alchemica, a conoscere le materie e a gestirle, a inglobare immagini e oggetti, forme e colori. Avevo trovato il modo di restituire al petrolio la sua arcaica immagine naturalistica e antropologica. Ero diventato una sorta di moderno “demiurgo”, avevo ricostruito l’immagine della vita partendo dalla fine del processo: dalla plastica che prima era petrolio, quel petrolio che in precedenza era natura, ovvero la sintesi organica della vita terrestre. Ma la ricerca non è mai finita; la ricerca si nutre di se stessa e vivifica l’artista e il ricercatore giorno dopo giorno, attimo dopo attimo, per divorarlo poi inesorabilmente nel momento stesso in cui egli si convince che la sua ricerca è completata. Ecco quindi prendere forma in me il concetto di super natura. Si tratta di porre, ancora una volta, l’accento sulla questione natura/naturale e sull’evoluzione in naturale/artificiale! Ma cosa c’è dopo? Cosa può esserci per un artista, non vincolato dai confini ristretti della tecnologia e della scienza, libero di operare con l’immaginazione e la fantasia? Ancora una volta la risposta arriva dalla Madre Terra, ancora una volta l’uomo e la fantasia arrivano dopo la natura: ecco l’ambra, una resina fossile capace di inglobare la vita, un elemento adatto a conservare il DNA per milioni di anni. Ed ecco che il mio lavoro si evolve in una nuova e affascinante possibilità concettuale e reale: inglobare e conservare l’immagine della natura per l’eternità. Ma quale natura scegliere per la mia super natura? Ho deciso di non scartare niente, di usare le infinite immagini degli animali, dei vegetali e soprattutto degli esseri umani che hanno cambiato la storia del mondo. Ed ecco che i Frozen diventano una nuova “ambra sintetica”, opere che inglobano immagini e sentimenti rendendoli eterni e inarrivabili. Ma perché fermarsi all’immagine? Perché non introdurre anche il DNA, come l’ambra ha inglobato quello di vite preistoriche ed estinte? Così negli ultimi anni ho realizzato opere che ho battezzato Ritratti genetici, fondendo nella plastica trasparente capelli e sangue di persone che ho ritratto, creando icone, reliquie, volti che trasmetteranno ai posteri l’immagine di individui che attraverso le mie opere, tra qualche anno, potrebbero essere clonati, riprodotti e riportati a una nuova esistenza. Siamo nell’era della ricerca e sperimentazione genetica; da poco in Inghilterra si è autorizzata la possibilità di mescolare geni umani a quelli animali o vegetali; siamo forse sulla soglia di nuove frontiere, frontiere che si scontrano con i principi etici e morali della natura e delle religioni. È difficile immaginare gli sviluppi di tali manipolazioni, ma è innegabile che le prospettive siano almeno tanto interessanti quanto inquietanti. Ma cosa hanno a che fare queste scoperte con l’arte e la creatività? Ho sempre creduto fermamente che un artista debba essere testimone del presente, una persona che con la sua sensibilità accompagni e possibilmente anticipi il futuro, un incontentabile navigatore nel cosmo della conoscenza e della sperimentazione, ma credo ancora di più che tutto ciò debba essere ragionevolmente mediato e filtrato dalla bellezza e dalla poesia. Novembre 2008 |